Sono felice che il primo post del mio nuovo blog sia questo.
Da molto tempo mi dicevo che avrei dovuto guardare questo documentario, ne avevo sentito parlare, ma mettevo tempo.
Si tratta de
“Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi, vi basterà cliccare sul nome per poterlo visionare,dura 25 minuti che sembrano cinque in realtà e poi saranno sicuramente ben spesi.
Avevo le idee piuttosto già chiare in effetti, in questo senso posso dire che le riflessioni del documentario non mi risultano nuove cosiccome non credo risulteranno a chiunque di buon senso si sia fermato ogni tanto a riflettere su ciò che gli, o le, passa sotto gli occhi quando accende la televisione, sfoglia una rivista o semplicemente si guarda attorno con attenzione.
Sono e sono sempre stata una strenua sostenitrice dell’enorme potere del corpo femminile, in senso tutt’altro che sessuale. Del resto ce lo insegna la storia e ce lo grida l’arte di tutti i tempi. E’ probabile che nell’essenza del potere che sentiamo emanare dal “femminile” ci sia qualcosa di ancestralmente legato alla sessualità, al compito generativo esclusivo ad esso affidato che incute timore e reverenzialità. A farci bene caso, nonostante le apparenze(documentari in tv, scritti scientifici e non, immagini di donne incinte che sbucano su tutti i giornali)il parto è ancora una delle cose di cui si parla di meno, si cerca di voltarsi dall’altra parte con la scusa che sia qualcosa di intimo, ma probabilmente è quanto di più vicino alla magia e al miracolo possiamo immaginare e, al contempo, una forza che difficilmente riusciamo a dominare(si soffre ancora come delle bestie e non si possono contrastare, grazie al cielo, le modificazioni che la gravidanza pretende da noi donne). Dicevo, è probabile che l’imponenza di un corpo di donna(foss’anche di un metro e cinquanta) ci derivi da fattori che tutto hanno a che fare con la sessualità, ma, sono sicura, non col sesso in senso stretto, come invece ci è piaciuto credere e far credere da quando ci siamo accorte che tanto potere (ci) faceva paura. Senza nulla togliere al sesso maschile(davvero, non sto facendo pseudo-femminismo del cavolo) è comprensibile che gli uomini si siano sentiti intimoriti dall’idea che, qualsiasi cosa possano pensare delle donne, sarà sempre grazie ad uno di quei corpi che esistono; d’altronde quei pochi uomini disposti ad ammetterlo, quando e se si decidano a parlare di gravidanze e parti, si dichiarano spesso scioccati e sconcertati(naturalmente non sempre in negativo), persino invidiosi della simbiosi madre-figlio. E’ quindi comprensibile che, anche inconsciamente, abbiano voluto affermare il loro ruolo nel mondo come nella società in modi che spesso finivano(e finiscono) per tentare disperatamente di escludere o quantomeno di mettere in difficoltà e sminuire la donna. Ah, affermare un ruolo che, tra parentesi, nessuno aveva mai messo in discussione, se non loro stessi. E’ comprensibile, certo, e infinitamente da condannare. Ma su questo si potrebbero scrivere(e credo sia già stato fatto)interi trattati e bisogna che io scelga un filo da seguire in questa sede. Quello su cui intendo focalizzarmi e a cui fa anche chiaramente appello il documentario, è il rabbioso, rattristato, incredulo e infinitamente ripetuto interrogativo: perchè le donne hanno deciso di autoimporsi, rispettare passivamente o semplicemente far passare inosservati dei comportamenti e degli stereotipi che mirano innazitutto a far perdere credibilità all’intero genere tramite poca e sbagliata rappresentanza?

Siamo davvero convinte di quello che stiamo facendo quando, guardandoci allo specchio, non facciamo altro che trovarci difetti ripensando al cartellone pubblicitario che abbiamo appena superato con l’auto dal quale la modella ammiccava, in sexyssima lingerie, da dietro gambe chilometriche e grissiniformi, seni stile hentai giapponese e addome inesistente con un viso senza età e senza espressione altra che quella di un artefatto desiderio sessuale?E’ quantomeno scientificamente interessante che sia necessario utilizzare donne seminude, prodotte in serie dal Photoshop, in atteggiamenti languidi per vendere cosmetici e lingerie ad altre donne!Forse per dirci che è così che vorremmo essere?Con corpi inesistenti in natura, costantemente alla ricerca di un modello abbronzato e depilato, dallo sguardo annoiato al quale avvinghiarci in atteggiamenti di totale sottomissione o giocosa dominazione?
Curiosamente, è proprio lo sguardo annoiato del(presunto)stallone di turno a lasciarci intravedere uno spiraglio di realtà, che non sarebbe difficile cogliere se solo tendessimo l’orecchio ai reali desideri degli uomini, piuttosto che tapparci occhi e orecchie e inventarceli di sana pianta come fa più comodo ai sacerdoti del merchandising, ma di certo non a noi donne stesse!Perchè un altro grottesco e innaturale comportamento che mi sono ritrovata a notare è una sorta di assuefazione maschile a tutto ciò che nel corpo della donna è sempre stato centro di attrazione e desiderio, ammirazione ed esaltazione. Ragazzi e ragazzini nauseati di fronte alla continua esposizione da banco di macelleria di tette, culi, cosce, inguini da richiedere all’etto, al chilo, o in pacchetto completo. Gli stessi uomini che un tempo avrebbero dato chissà cosa per poter sbirciare un centimetro in più della gamba della loro collega di lavoro, adesso giacciono con occhi vitrei sui divanetti dei pub e delle discoteche di fronte ad esposizioni che, se tutto funzionasse secondo natura, provocherebbero un orgasmo anche in un paramecio. In una società in cui il sesso diventa,per dovere di pubblicità, un prezzemolino da infilare ovunque, dal quale non si può assolutamente prescindere(dall’amore, invece, si prescinde benissimo) e tanto più se ne fa(o si dichiara di farne)con tante più diverse persone possibile, meglio è, giovani uomini e donne si intimoriscono, diventano frigidi. E’ un po’ come accade a Fabrizio Ciba nel romanzo di Ammaniti”Che la festa cominci”: appassionato di tramezzini(credo fossero quelli), viene portato dal padre nel “tempio”dei tramezzini con dei soldi in mano da spendere in tutti quelli che vuole; il piccolo corre da una teca all’altra estasiato senza sapere cosa scegliere e, di fronte a quell’immensità di ben di Dio, esce dal negozio frustrato senza aver comprato nulla.
Non so se rendo l’idea…Se allora l’immagine sfacciatamente pornografica e da fantasie sessuali di bassa lega che le donne propongono(o vengono costrette a proporre, pena l’anonimato)non è quella più atta a conquistare l’ammirazione e l’approvazione dell’uomo, a cosa serve?Può darsi che su qualcuno la gatta nera inguainata in un body di pelle tagliato ad arte nei punti giusti faccia presa, ma è possibile che non si riesca a distinguere una donna conciata in una certa maniera per fini commerciali e di audience da una donna vera, che vive, mangia, lavora, cammina per strada, si innamora, si sposa?

E allora giù di rigonfiamenti feroci anche in parti del corpo che assumono quelle forme SOLO e SOLTANTO nelle bambole gonfiabili(io non mi stancherò mai di ripetere che il labbro superiore, in natura, per quanto carnoso, sarà sempre più piccolo di quello inferiore!), in suzioni al limite del possibile, installazioni di protesi e lifting che, durante l’operazione, farebbero impallidire Jack Lo Squartatore. Le immagini del documentario sono molto eloquenti: queste donne ci fanno rabbrividire e sfido qualsiasi uomo dotato di almeno un paio di neuroni funzionanti ad eccitarsi guardandole. Perchè diamine allora lo si fa?Ci siamo convinte che questo sia ciò che gli uomini vogliono, what men want?Per mia personalissima esperienza mi sono sempre sentita fare i complimenti per la mia faccia “da cartone animato”, per via dell’enorme espressività che la caratterizza…E poi sento che tutte quelle donne si fanno fare delle iniezioni che bloccano il movimento dei muscoli facciali in modo da impedire la formazione delle rughe???Anche le attrici!Ma non dovrebbero lavorarci, loro, con l’espressività del viso?Io credo che solo in rarissimi casi queste donne siano davvero convinte che un uomo preferisca una donna senza rughe ad una che sappia dirgli tutto con una semplice espressione del viso. Per ogni essere umano, e questo vale tanto più per gli uomini nei confronti delle donne, è istintivo e di vitale importanza poter interpretare ciò che l’interlocutore pensa e prova attraverso la mimica facciale. Il fatto che una persona possa scoprire ciò che davvero stai pensando solo guardandoti in viso e negli occhi potrà anche essere imbarazzante a volte, ma è un’emozione impagabile e una tra le più grandi possibilità di espressione di cose che non saremmo capaci di dire con le parole. E si decide di farne a meno. Allora il problema deve essere di fondo. O in questi casi entra in ballo l’idiozia o davvero c’è qualcosa di profondo che si ha voglia di nascondere. La profondità caratteriale non è più apprezzata e noi allora la cancelliamo dalla faccia. E poi ci battiamo per i diritti delle donne!Quando il primo diritto che ci neghiamo è quello di avere un carattere(inteso come nelle parole della voce narrante del documentario)e delle esperienze che i colleghi uomini possono esibire sul volto e noi no, come se dovessimo essere sempre delle ragazzine allo sbaraglio, inesperte, bisognose d’aiuto e incapaci di prenderci il posto che ci spetta, come il peggio del genere maschile ci vorrebbe. Ho 21 anni e comincio a vedere delle rughe sul mio volto:bene, quelle sono i milioni di volte che ho sorriso, quelle altre i milioni di volte che ho pianto deformando il viso per la sofferenza, quelle altre ancora tutte le volte che ho strizzato gli occhi guardando il sole e non rinuncerei mai e poi mai a ricordarmi ogni giorno che ho avuto una vita piena, emozionante, vera. Un plauso alla Magnani che ha espresso molto bene cosa le rughe dovrebbero essere per una donna:un tesoro da difendere e preservare, perchè crearle in fin dei conti è l’attività alla quale avremo dedicato più tempo ed energia nella nostra vita. Si dice “metterci la faccia” e così forse è più facile capire perchè qualcuno decida di indossare una maschera di botulino e non mettercela più. Se gli uomini non sentono l’esigenza di nascondere il loro “carattere”dietro tali maschere forse è perchè non gli abbiamo mai fatto credere che li avremmo preferiti così. O per qualche altro recondito motivo che non scopriremo mai.
Per quanto riguarda lo scherzare sugli stereotipi sessuali rimando per intero alle parole del documentario: scherzare presuppone una granitica conoscenza e consapevolezza della materia, altrimenti si rischia che il sorriso si trasformi in un’orribile smorfia di idiozia e rassegnazione.
Detto ciò è bene anche che io precisi la mia posizione. Ritengo che sia profondamente giusto e sano desiderare un corpo in forma e magari anche sensuale. E’ giusto prendersi cura di se stessi, ma anche evitare gli eccessi in ogni senso. Partendo dal presupposto che non siamo noi a decidere che forma dare al nostro corpo ma è il femminile che ci “informa” e che ci rende uniche, possiamo fare molto per stare sempre meglio con noi stesse. Possiamo allenare i nostri muscoli(che risponderanno sempre in maniera individuale e daranno forma al nostro corpo per come madre natura ha deciso che dovesse essere)per poter fare in modo che anche se non molto alte e magari non magrissime possiamo risultare armoniche e gradevoli alla vista prima nostra e poi degli altri. Possiamo decidere che se ci sentiamo appesantite e poco sane, vorremo modificare la nostra dieta, ma ascoltando sempre il nostro corpo, i suoi allarmi e i suoi desideri. Una donna che sappia ascoltare il proprio corpo e che sia disponibile a bere qualcosa insieme anche se l’alcool fa venire la cellulite e a partecipare ad una bella cena ipercalorica, fregherà sempre in curva, con qualsiasi uomo, ogni modellina “questo no, quell’altro nemmeno”. Per non parlare poi del fatto che, indubbiamente, a pancia piena si ragiona meglio e si può essere più brillanti(ammesso che l’ometto di turno apprezzi la donna brillante senza esserne intimorito, in tal caso meglio lasciarlo perdere e permettergli di trovarsi un’idiota vera). Se non ci piace la cellulite sulle nostre cosce(ma solo se è il nostro personale senso estetico a suggerircelo), possiamo provare ad alimentarci diversamente, ma senza rinunciare al gusto(o ancora peggio a mangiare direttamente!), possiamo scegliere di credere in qualche crema che potrebbe attuttire l’aspetto immediatamente visibile del problema; ma se dovessimo avere qualche migliaio di euro che ci avanza, cerchiamo di lasciar perdere la liposuzione, utilizziamo questi soldi in maniare più proficua, tanto quando lui si innamorerà di noi lo farà anche perchè abbiamo quelle belle cosce rotonde e poi ci chiederà: “ma perchè, tu hai la cellulite?Ma dove?”. Questo anche perchè ai nostri poveri maschietti hanno insegnato che una donna con la cellulite o con il seno piccolo è brutta, è impossibile desiderarla, ma ciò in linea del tutto teorica. Poi un giorno Tizio si sente dire dalla ragazza che ama, che ha un sorriso dolcissimo, che è la persona più simpatica e sensuale che abbia mai conosciuto:”Oh, dovrò proprio fare qualcosa per questa cellulite”oppure”La mia misura è una seconda” e resta come un cretino a domandarsi che cazzo vogliano dire tutte quelle diete da fame e quelle chirurgie per eliminare lì ed aumentare là dove lui si perde, su quelle gambe che venera come reliquie e su quel seno che a lui ha sempre fatto impazzire nonostante non strabordi dalle scollature.
Questa è la realtà. Non sono favolette che mi piace inventare per giustificare di non essere una modella o per cercare di incoraggiare chi vorrebbe esserlo ma non ci riesce. Dietro quelle che chiamiamo imperfezioni ci sono donne vere. E solo le donne vere possono essere amate ed amarsi veramente. Solo di recente ho scoperto che non avrei mai potuto aspirare ad un sorriso perfetto come lo avevo sempre sognato, se avessi voluto mi sarebbe toccato un intervento chirurgico che a detta dei medici era semplice, ma a me con la fobia di tutto ciò che è medico-chirurgico faceva letteralmente rabbrividire, per non parlare poi dell’aspetto economico. Non sono perfetta, nonostante le mie convinzioni ho sofferto. Ma quando poi ho sentito il mio ragazzo e le persone alla cui opinione io tengo di più dirmi:”Ma cosa?Ma perchè questo sarebbe un difetto?” oppure farmi notare che certe particolarità non fanno altro che renderci più speciali e più simpatici ho finito per crederci anch’io. Quando poi mi sono resa conto che il mio sorriso continuava(come quando portavo l’apparecchietto!)ad attirare sguardi e complimenti nonostante io non mi fossi mai sentita a mio agio, mi sono resa davvero conto che è quello che traspare da sotto il tuo aspetto esteriore ciò che fa dire alla gente “Sei bella”. Non posso ovviamente ergermi a paladina di tutte le ragazze che non si credono belle, è giusto anche essere consapevoli di se stessi, ed io mi rendo conto di essere abbastanza carina. Parlo in un certo modo perchè per me non è sempre stato così, sono passata attraverso la mia primissima adolescenza nella totale inconsapevolezza del mio potenziale, standoci da cani credendo che nessuno mi apprezzasse o mi avrebbe mai apprezzata. E anche adesso, se mi guardo accanto alla foto di una bella cantante o attrice di certo differenze ne trovo parecchie. Il cambiamento sta nella nuova consapevolezza e sicurezza di me stessa. Perchè mai dovrei desiderare di somigliare a qualcun’altra se coloro che apprezzo e stimo mi ammirano?Perchè dovrei desiderare un corpo da modella e un viso uguale a qualsiasi altra bellona se tutto ciò che c’è di amabile e desiderabile in me è proprio tutto quello che da esse mi distingue?
La parola chiave credo possa essere carisma. E’ lui quello che fa in modo che si avveri la raccomandazione di una saggia mamma nel racconto Come una volta mi darai la mano di Emanuela Rosa-Clot :”Ricordati, quando entri in una stanza tutti si devono accorgere che sei arrivata tu”. Credetemi, nessuno si accorgerà che siete arrivate perchè avete la bocca gonfia come un canotto e le gambe ossute. O almeno non nel senso proprio della frase
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Ah e un’ultima cosa, perchè le conclusioni non sono propriamente il mio forte, così preferisco chiudere in maniera un po’ brusca e atipica forse, ma spero efficace. C’è un’altra frase che mi ha colpita profondamente in questo racconto, contenuto nel volume a scopo benefico Corpi, e che, per inciso, una volts finito di leggere mi ha punta talmente nel vivo da farmi piangere come una bambina senza neanche rendermi conto del perchè lo facevo. La frase è questa:”Non importa che cosa indossi ma come lo indossi. Anche uno straccio cambia se chi lo porta si muove sentendosi una regina”; della verità della frase in sè avevo avuto già modo di rendermi conto da me, ma credo che con quello che è stato detto possiamo allargare il significato di “indossare” a tutto nostro corpo: non importa la sua forma, il suo colore, le sue rughe o le sue atipicità se chi lo possiede sa accettarlo e viverlo con la dignità e la profondità d’animo di una regina.

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